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Nuovo libro, nuovo sito, nuova bio.

Mi piace scrivere tout court. Racconti, spot pubblicitari, sceneggiature, comunicati stampa, ma anche liste della spesa, cartoline a premi, assegni e post-it.

In trentatre anni di degni di nota ci sono soprattutto tre libri per bambini, editi dalla casa editrice Campanila: Storie della Natura, Scheggia e Di tutti i colori. E tutta una serie di storie truci per adulti, su cui spero di aggiornarvi presto.

Del resto, dalla carriera pubblicitaria si impara presto che scrivere è il contrario del maiale. È più quel che si butta via, di quel che viene salvato (per continuare il paragone, poi con lo scrivere è difficile mangiarci).

Ma ho anche imparato che non bisogna esser gelosi di quel che si scrive, e condividerlo, esponendolo al giudizio, alla revisione, allo smembramento.

Per questo oggi pubblico Diademona, che è un po' un divertissement semisperimentale politicamente scorretto sulle orme di Dante, dedicato a ragazzini e adulti con fanciullino incorporato. Prezzo politico, autoproduzione, formato digitale. Se dopo averlo letto anche voi volete scrivere (commenti, complimenti o insulti) potete contattarmi qui: dena@almadena.it

Per maggiori informazioni, vi invito a leggere, invece: www.almadena.it

Fieri del libro.

Cosa succede all’editoria libraria in tempo di crisi?
Succede che resta in piedi, con solo un lievissimo calo ponderale dello 0,6% nel 2008, secondo l’indagine NielsenBookScan.
Crescono nel 2008 i lettori in Italia e raggiungono il 44% della popolazione, in base ai dati Istat (era il 43,1% nel 2007).
Il mercato bambini e ragazzi addirittura cresce, del 10%. Yuppi.

(fonte: http://it.notizie.yahoo.com)
Venerdì 3 aprile sarò alla fiera del libro di Cascina (Pi) presso l'ITC Antonio Pesenti per incontrare i lettori di Scheggia e Storie della Natura.

Ore 9, Spazio incontri
Storie della Natura
Riservato all'Istituto comprensivo di Bientina

Ore 11, Biblioteca
Scheggia, assieme all'illustratrice Daria Palotti, mitica
Riservato agli Istituti comprensivi di Bientina e San Frediano

Schizzo.

Scrivo su commissione,
da un po’,
e non è troppo bello
essere killer di parole.
Mi pagano, il giusto
e nulla più,
per quanto possa esser giusto
vendere un rene.
A volte vorrei smettere
e regalare
l’unica cosa che so fare.
Ma sono pusher,
spaccio
bei vocaboli,
li metto in riga,
loro si fanno comandare.
Di questo io campo,
ogni giorno profanando
il solo Dio a cui abbia mai creduto.
Ne faccio simonia,
lo faccio prostituire,
e assieme a lui mi prostituisco pure io.
Di quando in quando è divertente il mio potere,
di volta in volta nessuna causa ha abbastanza perché,
ma non importa,
ch’io ne scriva una preghiera
o un epitaffio,
è tutto uguale,
nessuno s'è mai avuto a lamentare.
Nemmeno lui, in persona,
fosse soltanto
perché lui, senza di me, non può parlare.

I migliori libri per ragazzi del 2007. Io ci sono.

Ogni anno, sulla base delle indicazioni delle librerie per ragazzi di tutta Italia, viene compilata la Guida Librazzi: la graduatoria dei migliori libri illustrati per l'infanzia.

Quest'anno ci sono anch'io: "Scheggia" è tra i primi 50 libri preferiti dai librai specializzati, tra quelli usciti nel 2007. Precisamente, io e Scheggia siamo al 46° posto.

Oh come mi scialo.
Grazie.

Noidifornacette.


Lo staff di noidifornacette.it, il portale dei fornacellesi, ha pubblicato un comunicato che mi riguarda. Grazie!

Lo sbarco in Corea.

La casa editrice coreana Mirae Media&Books ha acquistato i diritti di "Storie della Natura" e tradotto il libro in coreano.
Figata.

Scheggia a scuola.

"Scheggia", il mio secondo libro, è al centro di un progetto scolastico molto carino e intelligente (giudizio di parte?) nelle scuole di Vecchiano, Pisa.
Guardate.

Inoltre la biblioteca di Vecchiano e quella di San Giuliano Terme hanno bandito un simpatico concorso per inventare un finale diverso ad una serie di libri. Tra i quali "Scheggia".
Per dovere di cronaca, ma soprattutto di gratitudine, riporto il bando e la locandina.

N.d.A.

Sabato 17 maggio io e Scheggia presenzieremo a due incontri in due scuole della provincia di Pisa.
Alle 09:15 a San Lorenzo alle Corti: Scuola Don Gnocchi - Via Tosco-Romagnola est 2603.
Alle 10:30 a Vecchiano: Scuola Secondaria di 1° grado G. Leopardi - Via del Capannone 19.

Intervista con la vampira.



Da "Il Quintone"
edizione a cura della Classe V
della Scuola Elementare "Cuore Immacolato di Maria"
Valmadrera (LC)

Is this "The End"?

Quando uno scrittore appone la parola “fine” all’ultima pagina del suo libro, si sente come il padre che fa ciao per sempre al figlio che se ne va di casa.
Svuotato, e un po’ orfano.
Avrò finito la mia opera? Avrò dato il varo a un qualcosa di completo, oppure ho lasciato qualcosa di incompiuto? Per troppa sollecitudine l’ho sorretto per il tallone e l’ho reso, per un verso, non immune alle critiche? Così piccolo, perché nel suo pensiero è ancora piccolo, sarà in grado di affrontare il mondo da solo?
Ma oltre alla preoccupazione, quello che prova è un filo di rammarico:
dunque, non ha più bisogno di me? Dopo tutto quello che ho fatto per lui, adesso io per lui non sono più nessuno, se non una firma su un certificato? Figlio degenere.
Dove andrà, cosa farà, chi si prenderà cura di lui?
Lo capiranno o lo fraintenderanno?
E quel suo difetto o due, lo noteranno? O, magari, lo ameranno anche per questo?

Ai posteri l’ardua sentenza, diceva un tale.
Ai presenti, la dolce compiacenza, di veder camminare la propria creatura con le proprie gambe.
E il sollievo, di non doverla mantenere più.

PS: Ho finito il terzo libro per l'infanzia. Uscita prevista: settembre 2008. Aggiornamenti: a presto.
Yuppi.

A Christmas Carol. Due fratelli.

Due fratelli. La notte di Natale.
Seduti ad un tavolo di cristallo.
In mezzo ai loro sguardi che giocano a squash, una bottiglia di Barolo.
Nel mobile, molto altro vino li aspetta, per una scommessa.
Hanno scommesso che uno di loro quella notte sboccherà. A costo di finire tutto il vino che c’è in casa.
Hanno scommesso quattro pizze. Ma, probabilmente, anche qualcosina in più. Tipo: il predominio.
Sono tutti e due ubriachi. Uno più, uno meno.
Il minore è quello più: blatera, straparla in vino veritas. Dice quello che più gli viene dal cuore senza freni inibitori e senza remore: “Non devi parlare finché io non smetto di parlare. Io ti metto a letto che tu neanche te ne accorgi.”
C’è una lotta. Intestinale, subconscia, clandestina.
“Io ti metto a letto quando voglio”, ripete.
Il maggiore risponde “Vediamo” e in testa c’ha solo vincere la scommessa e bersi un bel Barolo, che ormai è stato aperto da suo fratello in un impeto di ubriacatura.
In risposta il fratello più piccolo e più ubriaco sbraita: “Ma guardala là, quella”, indicando la morosa che è collassata sul divano, “io non c’ho sostegno morale”.
Due bicchieri e una quantità innumerabile di stronzate dopo, imita la fidanzata, e crolla a terra. Per una qualche decina di secondi si pensa al peggio. Ha ceduto.
Meno tre, meno due, meno uno. Il fratello al tappeto non si rialza, ha perso, no, come non detto, si riscuote, ha un inaspettato impeto di vita, parla perfino: “Io ti mando a letto te, cosa credi?”
Si rialza e chiede di aprire una seconda bottiglia. È ancora in gioco, può ancora farcela. Poi l’altro in questi secondi ha continuato a bere…
Si passano in rassegna le varie annate e etichette della mini-cantinetta del mobile del soggiorno. Si sta per decidere la bottiglia, quando il fratellino più ubriaco si alza verde in faccia facendo strane smorfie con la bocca. Va di là e si sente distintamente rumore di vomito.
Il meno ubriaco trionfa, è il più grande. “Lo sapevo. L’ho fatto per dimostrargli che non deve scommettere, soprattutto quando non è sicuro, che non deve buttare un Barolo.” Ma l’altro torna al tavolo. E ricomincia subito: “Tu hai vinto, allora io mi lascio andare.”
“Il tuo subconscio sta prendendo piede” fa il meno ubriaco, che vista la frase pronunciata sta evidentemente raggiungendo il tasso alcolico del fratellino. Cerca di convincerlo a non continuare.
“Adesso andiamo a letto, M.?”
“Mmm.”
“Non dovevi scommettere M.”
“Mm. Cos’è che ti devo?”
“Quattro pizze. E in più hai buttato un Barolo.”
“C’hai ragione D.”
“Andiamo a letto M.?”
M. non risponde. Già dorme.

Non è che non c'ho voglia di scrivere sul blog...

... è che non c'è niente che trovi degno di essere raccontato in questo momento, a parte il terzo libro che sto scrivendo. E che assorbe ogni mia residua, preziosa e latitante energia.

Venite a me.

Sabato 27 ottobre alle ore 16 e domenica 28 alle ore 11.30 sarò al Pisa Book Festival per presentare Scheggia, il mio secondo libro.
È gradita la presenza di bambini, adulti e parenti e amici che non vedo da una vita.

Da casa mia.

















A casa mia
andiamo sempre tutti via.
Nessuno resta. Non so se sia
perché siamo emigranti dentro o checchessia,
ma di sicuro ho detto più buon viaggio, chiama quando arrivi, a presto
che bentrovato o benvenuto, in vita mia.
A casa mia si scappa,
si va lontano, si dice scendere e salire;
sarà perché non abbiamo mai saputo
qual è l'andare e qual'è tornare.
A casa mia non siamo gamberi,
siamo uccelli migratori.
Non siamo stelle, ma meteoriti.
Siamo distanti, sparpagliati,
siamo evasori.
Siamo rifugiati politici.
Che poi da dove scappiamo?
Da casa mia.
Che poi nessuno sa neanche dove sia.
Un po' la cerco,
la cerchiamo tutti,
mentre fuggiamo l'un dall'altro
e l'un con l'altro,
mentre abbracciamo i pupazzi,
mentre guardiamo le foto,
e ci manchiamo mentre stiamo assieme a terzi.
E io stanotte vorrei paralizzarci.

Offresi Scheggia.

Il 15 settembre partorirò il mio pargolo, Scheggia.
E lo abbandonerò sullo scaffale di una libreria.
Se desiderate adottarlo, vi consiglio di andare subito alla sua ricerca.
Segni di riconoscimento: il neonato è iperattivo, reca sulla fronte un gigantesco bernoccolo, e trovasi avvolto in una bella copertina:

Sono tornata a casa.










Sono tornata a casa, ma non c’era più.
Ora c’è un cimitero.
Senza cadaveri, di sole lapidi.
Con sopra foto, pelouches e candele.
Ci sono anche libri, ci sono mobili. Ci sono dizionari e ninnoli.
E poi fumetti, certificati, dischi. Tutto uguale a com’era prima.
Di più c’è un tavolo, dei quadri, delle bambole, un televisore che nessuno vedeva.
Manca qualcosa? Mancavo solo io, la defunta.
Assente. Renitente. Fuggiasca. Prigioniera.

Sono tornata a casa, ma ora non c’è più.
C’è un albergo, pensione completa.
Con tanto di biancheria pulita, sveglia mattutina.
Mi dan perfino le pantofole, il pigiama. E la valigia per andare via.

Sono tornata a casa, ma la casa non c’è.
Ora c’è un ripostiglio.
Parcheggio di quadri reietti, avanzi di ricordi, e geroglifici. Che nessuno sa capire.
E anche adesso che ci sono io, che li ho scritti, non riesco a starli a sentire.
Le ragnatele sono invisibili, eppure mi pare di vederle.
E di sentire odore di rancido, di muffa. Di biblioteca.
È rimasta a aspettarmi solo la carta di una caramella,
ma con tutti quelli che ci han messo mano, a questa casa,
è solo un’altra impronta su una teca.
Una collezione di cicatrici è questa casa che è un museo.
Perché non vive, espone, è di tutti e non è mia.

Ma chi c’è stato qua? A chi ti sei data?
Fottuta casa traditrice. Che mischi i miei brandelli di vita con gli ammennicoli di altre vite.

E dove hai messo le luci? Al buio non le trovo.
Dove si scende dal letto? Una volta vedevo tastoni.

Cosa ci faccio qua? A ricordare?
A sentirmi estranea, ospite, aliena.
Tumulata nella mia cappella di famiglia, dove ogni cosa urla la sua storia.
Mi assordano le voci, i gemiti, le lacrime.
Non riesco neanche a morire.
Eppure il letto lo riconosco.
Ma oggi è irto di spine.

Vorrei portar via tutto, vorrei dar fuoco a questo freddo mausoleo.
Ma non mi azzardo, rubo solo un souvenir.
Bisogna aver rispetto per i morti.
Perché la morta sono io.