Pensieri, parole, opere e omissioni di una scrittrice in erba,
una copywriter freelance in tempo di crisi, una spiantata trapiantata a Lecco.
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Manco da un po', lo so. Manco anche a me stessa.
Lascerò parlare questa foto, forse l'ultima scattata a Torino. Una specie di addio, o un avvertimento. Non so.
In questi mesi avrei voluto scriverlo davvero un addio. Un addio monti, ma al contrario. Tipo un heilà monti, visto che, a differenza della Lucia del Manzoni, io Lecco non la lascio, ma semmai la abbraccio. E con tutta me stessa.
Ma non era proprio quello che avevo in mente. Poi non sarebbe stato sufficiente, per Torino.
E del resto, forse, certe cose non si spiegano. Si fanno e basta. E il fatto, così come la nuda fotografia, come la scritta su un muro, è esposto alla libera interpretazione.
Lavora, consuma, muori. Come fosse una catena conseguenziale. Un sillogismo aristotelico.
E se non lavoro più, non consumo più, e non muoio più? Mm, non sempre le inversioni logiche funzionano. E di lavorare non sono riuscita ancora a fare a meno. Solo di uno stipendio. Ma ci lavorerò su.
Passo e chiudo.
Lascerò parlare questa foto, forse l'ultima scattata a Torino. Una specie di addio, o un avvertimento. Non so.
In questi mesi avrei voluto scriverlo davvero un addio. Un addio monti, ma al contrario. Tipo un heilà monti, visto che, a differenza della Lucia del Manzoni, io Lecco non la lascio, ma semmai la abbraccio. E con tutta me stessa.
Ma non era proprio quello che avevo in mente. Poi non sarebbe stato sufficiente, per Torino.
E del resto, forse, certe cose non si spiegano. Si fanno e basta. E il fatto, così come la nuda fotografia, come la scritta su un muro, è esposto alla libera interpretazione.
Lavora, consuma, muori. Come fosse una catena conseguenziale. Un sillogismo aristotelico.
E se non lavoro più, non consumo più, e non muoio più? Mm, non sempre le inversioni logiche funzionano. E di lavorare non sono riuscita ancora a fare a meno. Solo di uno stipendio. Ma ci lavorerò su.
Passo e chiudo.
Mi sono innamorata di Holga.

Sto esplorando nuove modalità espressive. La scrittura non è dimenticata, tutt'altro. Ma ogni tanto mi occorre tradirla, per tornare da lei con più trasporto, più nuova linfa, più inventiva.
Ragionamento che non vale per i rapporti sentimentali, questo si sappia.
Da wikipedia.it
"Holga è la macchina fotografica economica (definita anche toy camera) prodotta dall'azienda russa LOMO (Leningradskoye Optiko-Mechanichesckoye Obyedinenie) per il mercato cinese a partire dal 1982 e fabbricata ad Hong Kong.
La costruzione poco costosa e la semplice lente a menisco delle macchine fotografiche Holga spesso produce foto che presentano vignettature, sfocature, scarsa illuminazione ed altre distorsioni che ne costituiscono la cifra stilistica.
(…)
In effetti tecnicamente la macchina è piena di difetti, ed anche il prezzo non è a buon mercato, (…). Però i possessori della Holga hanno trasformato tutti i suoi difetti (…) in vantaggi per produrre della fotografia creativa."
Lo sapevate che?
Created by Karl Fisch, and modified by Scott McLeod. Credits are also given to Jeff Brenman.
Pictures from Budapest.
Noi ci divertiamo così.
Faceyourpockets è un progetto web russo. Un cosiddetto user-generated site. Che in italiano vuol dire un sito con contenuto generato dai visitatori.
È una raccolta di foto, in poche parole, ma molto particolari: le scansioni di facce di persone corredate da tutto quello che hanno in borsa.
Una radiografia empirica della loro vita, insomma.
Non accurata, non completa, non oggettiva. Ma interessante quasi quanto un autoritratto o una poesia autobiografica.
Mica come Facebook. Che dopo due giorni di indigestione internautica - dopo che hai trovato tuo cugino in America, i compagni dell'asilo, gli ex-colleghi e ti sei fatta amica qualche mente illuminata come Nicoletti o Saviano - ti ha già stramazzato i cosiddetti e puoi solo stare lì davanti a un pezzo di sushi di pixel o un test su chi eri nella tua vita precedente a chiederti: ma a che serve? Io, qua, che ci sto a fare?
Ecco, per una volta, non lasciamo parlare la fuffa ma solo le immagini. Che ci dicono chi siamo e, soprattutto, cosa vogliamo essere per gli altri.
Infatti, io propongo di usarle sulle pietre tombali. Sembreremmo dei corpi compressi in feretri che smaniano per uscire. Che poi è quello che un po' tutti, a volte, siamo.

È una raccolta di foto, in poche parole, ma molto particolari: le scansioni di facce di persone corredate da tutto quello che hanno in borsa.
Una radiografia empirica della loro vita, insomma.
Non accurata, non completa, non oggettiva. Ma interessante quasi quanto un autoritratto o una poesia autobiografica.
Mica come Facebook. Che dopo due giorni di indigestione internautica - dopo che hai trovato tuo cugino in America, i compagni dell'asilo, gli ex-colleghi e ti sei fatta amica qualche mente illuminata come Nicoletti o Saviano - ti ha già stramazzato i cosiddetti e puoi solo stare lì davanti a un pezzo di sushi di pixel o un test su chi eri nella tua vita precedente a chiederti: ma a che serve? Io, qua, che ci sto a fare?
Ecco, per una volta, non lasciamo parlare la fuffa ma solo le immagini. Che ci dicono chi siamo e, soprattutto, cosa vogliamo essere per gli altri.
Infatti, io propongo di usarle sulle pietre tombali. Sembreremmo dei corpi compressi in feretri che smaniano per uscire. Che poi è quello che un po' tutti, a volte, siamo.

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