L'uomo non differisce dall'animale, tranne nel sapere che non lo è.
Che copy grandioso, Fernando Pessoa.

L'anatema dell'anaconda

Mi sento di riportare e sottoscrivere le seguenti parole:

"Anatema anatema: non votate per chi difende l’aborto, votate per la vita. Così il cardinale Bagnasco è sceso in campagna elettorale a quattro giorni dal voto. Certo, il presidente della Cei ha tutto il diritto di esprimere la posizione della Chiesa sul tema, ma c’è una cosa che non mi convince. Cosa c’entra l’aborto con le elezioni amministrative per il rinnovo di comuni, province e regioni? Niente perché è materia di competenza nazionale. E’ evidentemente una mano tesa alle (...) liste del centrodestra. Un inaccettabile attacco a due candidate in particolare: Mercedes Bresso e soprattutto Emma Bonino, colpevoli soltanto di aver espresso oggi come in passato la loro opinione e di aver fatto scelte politiche conseguenti. Scelte che, perlatro, non entrano in nessun modo oggi in campagna elettorale."

Insomma questa è in tutto e per tutto una indebita ingerenza della chiesa, che presta il fianco alle strumentalizzazioni di quei due politicanti chierichetti che son capaci solo di star lì a dire: "è vero è vero, io l'avevo sempre pensato."
Anch'io l'ho sempre pensato questo: che schifo.

Volete lasciar stare le donne una volta per tutte? Non ci volete come preti, ecco allora lasciateci giudicare da sole i nostri affari. Lasciateci esercitare il giudizio, perché è una scelta, e non un comandamento. Che poi, sinceramente, se devo far nascere un figlio per vederlo stuprare da un prete, io, preferisco abortire.

Al tuo posto

E pensare che all'appello ci sei tu prima di me, e pensare che oggi non rispondi più
che vuol dire? Che c'è un buco, alla lettera D?
Che vuol dire che potrei essere io.
Oggi sei assente, dopodomani anche.
Hai il certificato medico? Ma è falso. Chi è la bestia che l'ha fatto?
Non puoi mancare da scuola, noi non possiamo,
non riusciamo
a cancellarti dal registro.
Devi prendere il diploma, devi fare il portiere, devi sposarti e avere un figlio.
E poi vederlo crescere, cristo, non puoi restare
tutta la vita nel condominio dei morti.
Terzo piano, scala uno, vista cimitero.
È troppo stretto per te, è troppo stretto, a 29 anni.

Tra le cose che non tornano, oggi ci sei anche tu.
Che non rispondi più, neanche al mio appello.
Ti chiamo per cognome, che ora D'Angelo davvero sei,
non mi ricordi, è passato troppo tempo.
Adesso?
Adesso avanti il prossimo.
A chi tocca?
In ordine alfabetico, ci sono io.
Io mi giustifico,
anzi mi segni proprio assente,
io sono insufficiente,
non sono pronta
a spiegar quello che è successo.
E pensare che a me importava solo
sapere che eri lì, seduto al tuo posto.
Manco da un po', lo so. Manco anche a me stessa.
Lascerò parlare questa foto, forse l'ultima scattata a Torino. Una specie di addio, o un avvertimento. Non so.
In questi mesi avrei voluto scriverlo davvero un addio. Un addio monti, ma al contrario. Tipo un heilà monti, visto che, a differenza della Lucia del Manzoni, io Lecco non la lascio, ma semmai la abbraccio. E con tutta me stessa.
Ma non era proprio quello che avevo in mente. Poi non sarebbe stato sufficiente, per Torino.
E del resto, forse, certe cose non si spiegano. Si fanno e basta. E il fatto, così come la nuda fotografia, come la scritta su un muro, è esposto alla libera interpretazione.
Lavora, consuma, muori. Come fosse una catena conseguenziale. Un sillogismo aristotelico.
E se non lavoro più, non consumo più, e non muoio più? Mm, non sempre le inversioni logiche funzionano. E di lavorare non sono riuscita ancora a fare a meno. Solo di uno stipendio. Ma ci lavorerò su.
Passo e chiudo.