
27 luglio 2007, Erba (Como)
© Davide Dell'Oro
Pensieri, parole, opere e omissioni di una scrittrice in erba,
una copywriter freelance in tempo di crisi, una spiantata trapiantata a Lecco.
Viva Traffic e viva la musica gratuita per tutti.
Ebbene sì, ieri sera ero tra i sessantamila spettatori dei Daft Punk.
Ed ebbene sì, ultimamente la mia vita sociale ha subito un'impennata, parallela alla fioritura estiva di Torino: concerto di Vasco, festa della 500, e adesso il Traffic. Sembra una terapia d'urto contro la mia demofobia. E in effetti magari lo è.
Fatto sta che ieri sera la folla non mi ha fatto il benché minimo effetto, se non la gioia di vedere sessantamila teste mobili e centoventimila braccia che si alzavano e si abbassavano all'unisono sulla musica degli "stupidi straccioni".
Mi sono divertita un sacco. Di fronte al palco con gli occhi di fuori, poi ballando ad occhi chiusi. Battendo le mani, fino a non reggermi in piedi. Saltando nel buio, immobilizzata dalla luce.
Un altro concerto che del concerto ha poco. Ha più dell'ibrido tra djing e installazione, arte del mixaggio e videoarte.
Una piramide fosforescente, coreografie luminose, fari e scintille, e in mezzo due robot da far urlare ad un "2007 - Odissea nello Spazio": il duo francese dei Daft Punk, che mi ha rubato tre ore di sonno, ma me ne ha regalate altrettante di ballo e sballo, di trance e di dance.
Ne è valsa la pena. E, a differenza dell'anno scorso, non sono nemmeno svenuta. Qualcosa vorrà dire.
Dicevo: “L’andrei a vedere solo se fosse gratis”.
Era gratis, e sono stata di parola: sono andata al concerto di Vasco, ieri sera al Delle Alpi.
Mi hanno regalato due biglietti, e siam partiti, io e il papi. Già quello un evento. L’altro, il concerto? Piacevole, bello, dai. Una festa.
75.000 persone che più che assistere allo spettacolo di Vasco, assistono al proprio. Vanno a vedere loro stessi che vedono Vasco. Strana tautologia, spirale virtuosa e viziosa insieme. Un capovolgimento tra soggetti e oggetti della proposizione: Vasco allo show dei propri supporter. Per lui.
Almeno, così mi è parso.
Forse perché eravamo tanto lontani che Vasco, sulla mia retina, non era più grande di una formichina. Forse perché l’immagine sul megaschermo faceva strani scherzi, e il labiale andava in tilt con l’audio, come nei film giapponesi doppiati male. O forse perché i fan di Vasco urlavano davvero forte e duro, più del loro idolo. Fatto sta che sui miei sensi hanno lasciato traccia più i 75.000 dell’1: del resto, era una lotta impari.
Il palco era meraviglioso. Una grande struttura di tubi, lastre metalliche e schermi sui quali si proiettavano luci e immagini, ad accompagnare la musica. Il mix aveva qualcosa di psichedelico.
Insomma - PER ME - lo show ha avuto il sapore della celebrazione, più che del concerto: si festeggiava l’amore per Vasco del suo popolo. In teoria, il festeggiato poteva esserci come non esserci.
Io c’ero.
Finalmente posso dirlo anch’io, DD.
Sono stata alla Fiera del Libro di Torino ieri sera. Lunedì, ore 8, a due ore dalla chiusura. Come si spiega allora che ho sborsato 8 euro, prezzo pieno? Forse perché ho potuto assistere allo smantellamento di buona parte degli stand. 